Un abominio non si materializza mai al di fuori del giusto contesto. E spesso viene accompagnato da cornici degne dei migliori film. Manhattan, 11 West 53rd Street, Museum of Modern Art. Il mostro è Letizia Moratti.
Nel luogo culto dell'arte contemporanea, la funambolica sindachessa, si lancia in paragoni che lasciano brividi lungo la spina dorsale di molti ascoltatori con un minimo di cognizione di causa. Improbabili paragoni tra il capoluogo lombardo e la Grande Mela.
Milano è come New York.
Ok. 10, 9, 8, 7, 6... no, non ce la faccio. Nemmeno a contare fino a dieci. La boiata ciclopica della sciuretta Brichetto non mi permette di concederle nemmeno il beneficio del dubbio. Come si può paragonare il giorno con la notte? Come un piccolo paesone, cuore dello scempio leghista, regno del parcheggio in doppia fila, paradiso del prima-io-e-mai-tu può essere accostato alla metropoli che non dorme mai.
I giardini di Palestro come Central Park. La 5th Ave come Montenapoleone. Il museo del fumetto come il MoMa. La Torre Velasca come l'Empire S.B. Vogliamo continuare? No. il rispetto non lo permette. L'improvvisazione italiana anche in questo caso ha prodotto un risultato di cui vergognarsi. Ma chi glielo dice adesso?
Credo che un qualunque rappresentante politico made in Italy, prima di pronunciar parola al di fuori dei confini nazionali, dovrebbe sottoporre quanto vuol dire a una giuria popolare in possesso di armi pesanti. La pena per chi la fa fuori dal vaso è l'eliminazione fisica.
Chiunque, come me, è stato a NYC e vive o ha vissuto Milano può trarre le sue conclusioni. Implacabili, senza scampo. Non esistono aggettivi comuni per descrivere la metropoli americana. Solo superlativi si addicono a quella città. E non tanto perchè ci sia qualcosa di da visitare (e, credetemi, c'è), non perchè qualcosa in particolare colpisca il turista di turno, ma per quanto la quotidianità sia semplicemente over. Camminare per strada non è la stessa cosa. Andare a prendere un caffè in un locale tappezzato di immagini di miti (e non starlette da GF) del cinema, dell'arte, della musica, non è la stessa cosa. Guardare il cielo e vederlo "in cornice". Leggere al parco con i grattacieli sullo sfondo.
Ci avete mai provato? Se ne avete l'intenzione, attenti agli effetti collaterali: possono essere disastrosi. Sconsigliato visitarla se non siete in grado di separare quanto vissuto e la normalità vi attende al ritorno. Avete presente la pubblicità Costa Crociere? Ecco, qualcosa del genere.
Incomprensibile nella sua normale eccezionalità. Non la si spiega, la si vive. Basta.
Nel luogo culto dell'arte contemporanea, la funambolica sindachessa, si lancia in paragoni che lasciano brividi lungo la spina dorsale di molti ascoltatori con un minimo di cognizione di causa. Improbabili paragoni tra il capoluogo lombardo e la Grande Mela.
Milano è come New York.
Ok. 10, 9, 8, 7, 6... no, non ce la faccio. Nemmeno a contare fino a dieci. La boiata ciclopica della sciuretta Brichetto non mi permette di concederle nemmeno il beneficio del dubbio. Come si può paragonare il giorno con la notte? Come un piccolo paesone, cuore dello scempio leghista, regno del parcheggio in doppia fila, paradiso del prima-io-e-mai-tu può essere accostato alla metropoli che non dorme mai.
I giardini di Palestro come Central Park. La 5th Ave come Montenapoleone. Il museo del fumetto come il MoMa. La Torre Velasca come l'Empire S.B. Vogliamo continuare? No. il rispetto non lo permette. L'improvvisazione italiana anche in questo caso ha prodotto un risultato di cui vergognarsi. Ma chi glielo dice adesso?
Credo che un qualunque rappresentante politico made in Italy, prima di pronunciar parola al di fuori dei confini nazionali, dovrebbe sottoporre quanto vuol dire a una giuria popolare in possesso di armi pesanti. La pena per chi la fa fuori dal vaso è l'eliminazione fisica.
Chiunque, come me, è stato a NYC e vive o ha vissuto Milano può trarre le sue conclusioni. Implacabili, senza scampo. Non esistono aggettivi comuni per descrivere la metropoli americana. Solo superlativi si addicono a quella città. E non tanto perchè ci sia qualcosa di da visitare (e, credetemi, c'è), non perchè qualcosa in particolare colpisca il turista di turno, ma per quanto la quotidianità sia semplicemente over. Camminare per strada non è la stessa cosa. Andare a prendere un caffè in un locale tappezzato di immagini di miti (e non starlette da GF) del cinema, dell'arte, della musica, non è la stessa cosa. Guardare il cielo e vederlo "in cornice". Leggere al parco con i grattacieli sullo sfondo.
Ci avete mai provato? Se ne avete l'intenzione, attenti agli effetti collaterali: possono essere disastrosi. Sconsigliato visitarla se non siete in grado di separare quanto vissuto e la normalità vi attende al ritorno. Avete presente la pubblicità Costa Crociere? Ecco, qualcosa del genere.
Incomprensibile nella sua normale eccezionalità. Non la si spiega, la si vive. Basta.
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