mercoledì 6 aprile 2011

Mamma l'Inglesi!


Va beh... ero indeciso ma ormai me ne sono fatto una ragione... visto che sono a Londra e ho molto tempo libero finchè non trovo un lavoro... facciamo diventare questo bistrattato blog una specie di diario. Almeno ci rendiamo utili a far sorridere qualcuno con quattro balle ogni tanto no?


sabato 13 novembre 2010

New York, New York!


Sono passati sette giorni, ma sembra un'eternità.

Atterrando a Malpensa la sentivo già maledettamente lontana. Con i suoi profumi (puzza a dire il vero...), i suoi colori, la sua vitalità.

La colazione con uova e bacon, l'hot dog per strada, il camminare per il parco assolutamente distanti dal caos, vedere i personaggi più assurdi immersi nelli'indifferenza della gente.

Quando vai a NYC e poi torni, ti senti diverso. Senti di aver messo piede in un luogo che è al di fuori della normalità. Ecco, non esistono aggettivi normali per definirla, solo superlativi. E ti rendi conto dopo un minuto, quando l'hai lasciata, che già ti manca. La domanda che ti poni è "perchè se esiste un posto del genere, e io non vivo lì?"

Solo chi c'è stato può capirlo. Altrimenti sono solo chiacchere.

mercoledì 4 agosto 2010

Il mondo è piccolo, anzi no...

Oggi, nell'ambito del dibattito alla Camera riguardante la mozione di sfiducia nei confronti del On. senatore Caliendo, il capogruppo PD, Dario Franceschini ha, durante il suo intervento, fatto un piccolo elenco. Un elenco di membri di governi europei e non che per fatti compiuti o presunti sono stati costretti alle dimissioni. Vale la pena rivederlo, questo elenco...

INGHILTERRA - Si dimette Ministro a causa di eccessivi rimborsi spese.

FRANCIA - Si dimette Ministro perchè accusato di aver fatto pagare l'affitto allo Stato.

U.S.A. - Si dimette Ministro della Giustizia accusato di circonvenzione d'incapace.

SPAGNA - Si dimette Ministro perchè è stato a caccia con un Giudice.

ISRAELE - Si dimette il Primo Ministro che dice "Sono orgoglioso di un Paese che indaga anche i suoi Primi Ministri".

FRANCIA - Si dimettono due Sottosegretari perchè hanno comprato con soldi pubblici dei sigari.

SVEZIA - Si dimettono due Ministri accusati di non aver pagato il canone TV.

Per un italiano quale sentimento genera questo elenco? Sconcerto, semplicemente. Un Paese senza etica morale come il nostro non può che restare a bocca aperta di fronte a tutto ciò.

"Ma come dimissioni? Per così poco?". Chi si fa questa domanda e non capisce fa parte di quella parte di popolazione che si merita questo Governo, questà situazione della società civile e questa vita.

Ha ragione Franceschini. Banalmente, non siamo un Paese normale.

martedì 6 luglio 2010

Bavaglio Mondiale.

Il calcio è un piacevole trastullo, e in Italia, dove ha fagocitato l'interesse per gli altri sport, lo è più che altrove. Quando poi entra in gioco la Nazionale, l'ultimo elemento rimasto di unione nazionale al di fuori dei confini, ebbene, il trastullo diventa orgasmo.

Tutti ci sentiamo italiani per tifare per la
Nazionale. Nessun tifoso è estraneo a un altro tifoso. Sono tutti della stessa famiglia, i tifosi. Ci indignamo se i calciatori non cantano o non conoscono le parole dell'inno, addirittura critichiamo i politici "pubblicamente" se questi attaccano "pubblicamente" i calciatori. Comportamenti che in altre situazioni, più serie, non interessano nemmeno un singolo neurone del nostro cervello. Ma tant'è... Il tifo se genuino non è mica un male, no?

In questo clima da bar dello sport a 360°, si incontrano personaggi bizzarri. Alcuni piacevoli, altri meno e la compagine peggiore in questo contesto è quella dei media sportivi, impersonificata dai giornalisti. Tutti opinionisti, tutti esperti dalla penna rossa, tutti convinti di conoscere gli spigoli di questo pallone che alla fine è pur sempre rotondo, come dicono gli anziani. Ma soprattutto, tutti a bombardarci di notizie assolutamente inutili.

Tutto comincia alla fine delle competizioni per club. Negli anni delle competizioni internazionali, la finale di Champions League sancisce il diritto di cominciare a parlare di
Nazionale. E allora giornali, siti e notiziari iniziano con il descrivere il cuscino che userà il Cannavaro della situazione, la colazione preferita del portiere e le stringhe speciali senza cui gli attaccanti non fanno goal in allenamento. Bene, tutto ciò prima del raduno della Nazionale. Benedetta Nazionale. Quante informazioni interessanti sulla Nazionale.

Poi comincia il raduno: ed ecco i discorsi su quante volte vanno in bagno i calciatori, sugli orari a cui vanno a letto e quelli a cui si svegliano, su quanto fanno sesso in ritiro (vuoi che una componente così importante della nostra società resti fuori dai discorsi sulla
Nazionale?!?), su cosa mangiano, su cosa bevono, sui loro compagni di stanza e su altre innumerevoli amenità per le quali si potrebbero impiegare ore a scrivere. Tutto questo impegno e tutta questa dedizione al particolare comportamentistico si protrae fino alla vigilia della competizione. Da questo momento l'attenzione si sposta su due temi cruciali:

la formazione e i pronostici.

Le pagine dei giornali dissezionano minuziosamente ogni singolo convocato, e mettono insieme, non senza la preziosa collaborazione di esperti (?!?) quella che dovrebbe essere la squadra migliore, la più fresca, quella che corre di più, quella con la difesa più forte o l'attacco più prolifico. Un paio di dozzine di formazioni differenti a seconda del cervello che la partorisce in collegamento con gli avversari. Già, gli avversari. Dopo le prime 6-7 pagine/link/servizi dedicate alle probabili formazioni della
Nazionale arrivano le immancabili sentenze sui favoriti, gli spacciati e le immancabili rivelazioni. Questo porta via un'altra decina di pagine/link/servizi e satura completamente la mente del fruitore delle notizie, con somma soddisfazione del giornalista interessato.

Finalmente, si gioca. E se prima si parlava di teoria, ora si giunge alla pratica: numeri e risultati.
(Noi italiani siamo incorreggibili: se si vince il merito è di tutti, se si perde, la colpa non è di nessuno)

Come sia andata per la
Nazionale lo sanno tutti. Ultima in un girone con Paraguay, Slovacchia e Nuova Zelanda. Mentre accade tale scempio e la Gazzetta (bada bene, il primo e, autodefinitosi, più autorevole quotidiano sportivo italiano) si diverte a titolare "Rossi Para-guai" e "Kiwi indigesti" dopo i pareggi con Paraguay e Nuova Zelanda, tutti stanno già pensando, visto l'andazzo, a chi dare la colpa. Ma l'imputato, giudicato e colpevole, c'è già: Lippi. In fondo ha fatto delle scelte sbagliate, ma non ha fallito per quello, ma per un altro motivo. Nel 2006 ha fatto delle scommesse, e le ha azzeccate tutte, ma a posteriori le ha fatte passare per scelte motivate. Stavolta le scommesse non gli sono andate bene. Ma la parte comica non riguarda gli imputati, bensì i giudici, gli immancabili giornalisti: Salvatore Bagni su Raiuno dice "beh con un pareggio con la Slovacchia, magari grazie a quel goal annullato, saremmo passati". In studio, Marco Mazzocchi e la giuria di esperti che lo circonda annuiscono compiaciuti. No, scusate: si fanno 2 punti (due!) su 9 contro Paraguay-Slovacchia-Nuova Zelanda e si guarda il goal annullato? Sarebbe stato gratificante essere buttati fuori da Olanda o Germania con 3-4 goal al passivo come è successo al povero Fabio Capello? Affrontare squadre che si possono permettere di tenere in panchina i vari Fabregas, Milito, Robinho, Lampard con Marchisio, Criscito e Iaquinta? Però, certo, il goal annullato... Noi incorregibili.

Smaltita la "delusione" eliminazione della
Nazionale, ma con i processi mediatici che continuano imperterriti si guarda l'erba del vicino. Mai sfottere prima di sapere il proprio destino, vedi Francia (a proposito, che simpatici i giornali francesi dopo la nostra eliminazione...). E poi, appunto, non potendoci più trastullare con la Nazionale scatta la scommessa: chi azzecca il vincitore?

Dopo i gironi la prima sentenza: avanti la maggior parte delle sudamericane e Ivan Zazzaroni (sempre lui e la sua folta chioma...) chiosa "vince il calcio sudamericano, quello degli esportatori di calciatori, contro quello europeo che i calciatori li importa...", peccato che si giochi in 11 e puoi anche esportare 3000 giocatori, ma se hai 11 fuoriclasse ognuno nel suo ruolo, vinci lo stesso.
E ancora: è l'anno delle sorprese, Ghana, USA, Giappone, Paraguay... Tutte fuori praticamente agli ottavi, tranne quelle squadre che non hanno incontrato una corazzata per benevolenza del tabellone...
Ma la goduria maggiore arriva poco prima dei quarti di finale: la Spagna, che ha superato il Portogallo, ha un quarto facile, e l'altro è tra le due sorprese Uruguay e Ghana (finito tra pallavolo e rigori...), mentre dall'altra parte ci sono due "finaline", Argentina-Germania e Brasile-Olanda. Maradona è osannato dal solito Bagni e da Collovati come il perfetto CT amato dai suoi, e il pirotecnico Brasile fa rievocare quello degli anni '90. Mario Sconcerti (colui che ha sostituito Giorgio Tosatti...), dalle colonne del Corriere tuona "Argentina e Brasile sono più mature, sono favorite per il passaggio alle semifinali...". Poi, Maradona ne prende 4 dai giovanotti-panzer-crucchi e Dunga si fa infilare da Sneijder, uno che lo scorso mercato è stato scartato dal Real Madrid.

Risultato: in semifinale 3 europee e l'Uruguay... Vero Zazzaroni? Meglio esportarli i calciatori...

Le semifinali sono in corso, e l'Olanda (povero Uruguay, non ha scampo...) affronterà una tra Germania e Spagna. Tutto quello che si dirà non lo posso sapere. E francamente non mi interessa, tanto sarà sbagliato.

Come concludere? Che il 2010 è l'anno nero per il calcio italiano: Italia fuori ai gironi eliminatori con vergogna, e Fabio Capello defenestrato dalla Germania. Del resto era auspicabile: la Champions l'ha vinta l'Inter, l'unica italiana senza italiani in campo.

domenica 20 giugno 2010

Si, viaggiare...

Credo di essere il viaggiatore perfetto. Non perchè non sia mai in ritardo o non sbagli un volo, treno, coincidenza... Ma semplicemente perchè non do fastidio.

Quando devo fare una coda sto sempre al mio posto senza sopravanzare nessuno. In treno sto seduto al mio posto e non infastidisco il mio vicino o colui che ho di fronte. In aereo non cerco mai di fare il furbo e prendere un posto che non è mio perchè magari non me l'hanno dato come volevo al check-in. In autobus (ebbene si, anche quello è viaggiare) non mi fermo davanti alle porte e lascio il posto alle vecchiette...

Si, senza falsa modestia. Sono il viaggiatore ideale per il prossimo che si avvicina a me. Sono colui che vorrei incontrare quando viaggio anch'io. Peccato che non ce ne siano molti come me.

Le persone, e gli italiani per primi, danno il peggio di se quando viaggiano. Perchè credono che il mezzo che hanno appena preso si trasformi magicamente in casa loro quando ci salgono.

IL TRENO: causa viaggi più o meno lunghi, è la scena del delitto perfetto.
Tu che hai una piccolissima valigetta e vorresti metterla sopra la tua testa ma non puoi... perchè il tuo vicino, che ha sei valige enormi, ha occupato completamente tutti i portabagagli dal tuo lato e da quello opposto.
Appena sali su un treno poi... soprattutto sui nostri beneamati Frecciarotta, ti rechi al tuo posto, prenotato, tutti hanno posti prenotati... arrivi e trovi qualcuno seduto che ti dice "scusi posso sedermi io qui? vorrei stare al finestrino...", e tu "no, mi spiace... ho pagato per quel posto" quando in realtà non te ne frega un cacchio, ma lo fai solo perchè ti hanno rotto i maroni. Oppure quelli che viaggiano in due e ti dicono "scusa, non siamo riusciti ad avere posti vicini, ci cederesti il tuo, e ti siedi in uno dei nostri, è dall'altra parte della carrozza...", solo che loro vanno magari da Milano a Roma, e tu da Milano a Napoli... ti siedi a quel posto, poi a Roma ne sale il legittimo proprietario... tu gli spieghi l'accaduto, torni al TUO posto, ma scopri che nel frattempo è stato occupato da qualcun'altro a cui devi spiegare di nuovo tutto, e la cosa ti causa una fastidiosa circumnavigazione delle palle intorno alle cosce.
E poi... quelli che si tolgono le scarpe. Ma dico io, quanto fate schifo? Calzini di spugna, calzini rosa, calze mezze rotte... non avete un minimo di buon gusto? Magari tu, moglie stanca, ti togli le scarpe e metti i piedi sul sedile di tuo marito seduto di fronte a te per farti massaggiare i piedi... e io devo sorbirmi questa tortura per le quattro ore e mezzo di viaggio...

IN AEREO: gli italiani quando volano sono unici, ma senza vanto.
Il cellulare in aereo deve essere spento. Personalmente lo spengo subito dopo aver consegnato la carta d'imbarco, salendo sul simpatico autobus che ti porta al mezzo. E invece a porte chiuse ancora persone che mandano l'ultimo SMS o parlano al telefono finchè la hostess, che passa per stronza, li riprende... Stesso sordido spettacolo all'atteraggio. Il messaggio che termina con "... tutti gli apparecchi elettronici devono rimanere spenti fino all'apertura delle porte" non fa in tempo a terminare che già senti tremila suoni di messaggi ricevuti mentre il telefono era spento... ma chi cazzo vi stava scrivendo? Il Papa? Oppure "... i signori passeggere sono pregati di rimanere seduti fino al completo arresto dell'aeromobile", e intanto tutti sono già in piedi a prendere i loro bagagli, come se fosse una gara a premi. Già, i bagagli... anche qui... il bagaglio a mano di dimensioni precise... va a puttane... Valigie enormi che non sai da dove sbucano occupano tre scompartimenti bagagli, e tu , ancora, non sai dove mettere la ta tracolla... E se hai la fortuna di arrivare prima di loro... te la spostano, le la schiacciano... tu protesti "ma scusi!!" e loro "beh, mica può starci solo lei", e lì partono gli insulti differenziati a seconda del soggetto che si ha di fronte...
Menzione particolare: il posto al finestrino. Al check-in lo chiedo sempre. Così, perchè mi piace. Poi sistematicamente ci trovi qualcuno seduto. "Scusi, quello è il mio posto" gli fai, e lui "me lo cede? vorrei stare al finestrino", e io "perchè non l'ha chiesto allora?", e lui "me ne sono dimenticato...", e io "bene, io no quindi lei si siede da un'altra parte". E dire che te lo chiedono anche! "Corridoio o finestrino??"... il fatto che tu faccia il superiore senza chiederlo, e poi il furbo piazzandociti, ti rende stronzo, non meritevole di alcuna gentilezza.

IN AUTOBUS: la fauna cittadina affamata di cazzi propri.
Prendere un autobus è un'azione abbastanza semplice. Si sale. Se ci sono posti liberi ci si siede. Si cerca di non dare fastidio. Si scende alla propria fermata. Tutto ciò in Italia diventa un'operazione abominevole. Quando l'autobus (vuoto!!!) arriva, le porte si aprono, e trovi un imbecille piazzato davanti alla porta: ma cretino che non sei altro, con tutto il mezzo libero proprio lì ti devi mettere? Superi l'imprevisto, sali e ti siedi. Sale la vecchietta di turno, che con tutti, e dico tutti, i posti liberi vuole proprio il tuo. No, non te lo do! Gentile si, ma farsi prendere per il culo no, visto che non hai nulla a cui pensare non puoi venire a rompere a me! Quando poi devi scendere ti trovi tutto il mondo tra te e la porta... chiedi permesso... nessuno si sposta... Devi passare comunque... li strattoni... si voltano verso di te imbestialiti. A quel punto te ne fotti. Il viaggio è finalmente concluso.

I BAMBINI: valido per qualunque viaggio, possono renderlo un incubo.
Ogni volta che affronti un viaggio, ti auguri che nei posti accanto al tuo non ci siano bambini, di qualunque età essi siano. Perchè? Semplice... rischi di arrivare a destinazione irritato e con un mal di testa allucinante. Il secondo a causa del casino che ti ha circondato, il primo a causa delle discussioni coi genitori. Si perchè se al bambino che fa rumore, gioca, urla, e nei casi di neonati, piange, per tutto il viaggio non puoi dire nulla, ai genitori si. E quest'operazione spesso si trasforma in una guerra vera e propria. Tu mamma (nella maggioranza dei casi è una donna...) devi farlo smettere. E se ti dico, gentilmente "signora, mi perdoni, potrebbe calmare il bambino? ci sono quattro ore e più di viaggio..." tu non mi rispondi "beh è un bambino, cosa ci posso fare". Ma brutta cessa, sei mica a casa tua (ovviamente non lo dico in questi toni... anche se vorrei...), sto marmocchio lo devi far tacere, o faccio volare fuori dal mezzo te e lui.

Quando si viaggia si possono fare anche conoscenze interessanti, ma bisogna avere almeno un po' di tranquillità. Tutto ciò, o almeno una parte di quanto scritto accade ogni volta che viaggio.
Allora mi domando: ho io una faccia da pirla tale che le persone si comportino così? O sarà solo sfiga?

martedì 18 maggio 2010

I LOVE SMOG

Un abominio non si materializza mai al di fuori del giusto contesto. E spesso viene accompagnato da cornici degne dei migliori film. Manhattan, 11 West 53rd Street, Museum of Modern Art. Il mostro è Letizia Moratti.

Nel luogo culto dell'arte contemporanea, la funambolica sindachessa, si lancia in paragoni che lasciano brividi lungo la spina dorsale di molti ascoltatori con un minimo di cognizione di causa. Improbabili paragoni tra il capoluogo lombardo e la Grande Mela.

Milano è come New York.

Ok. 10, 9, 8, 7, 6... no, non ce la faccio. Nemmeno a contare fino a dieci. La boiata ciclopica della sciuretta Brichetto non mi permette di concederle nemmeno il beneficio del dubbio. Come si può paragonare il giorno con la notte? Come un piccolo paesone, cuore dello scempio leghista, regno del parcheggio in doppia fila, paradiso del prima-io-e-mai-tu può essere accostato alla metropoli che non dorme mai.

I giardini di Palestro come Central Park. La 5th Ave come Montenapoleone. Il museo del fumetto come il MoMa. La Torre Velasca come l'Empire S.B. Vogliamo continuare? No. il rispetto non lo permette. L'improvvisazione italiana anche in questo caso ha prodotto un risultato di cui vergognarsi. Ma chi glielo dice adesso?

Credo che un qualunque rappresentante politico made in Italy, prima di pronunciar parola al di fuori dei confini nazionali, dovrebbe sottoporre quanto vuol dire a una giuria popolare in possesso di armi pesanti. La pena per chi la fa fuori dal vaso è l'eliminazione fisica.

Chiunque, come me, è stato a NYC e vive o ha vissuto Milano può trarre le sue conclusioni. Implacabili, senza scampo. Non esistono aggettivi comuni per descrivere la metropoli americana. Solo superlativi si addicono a quella città. E non tanto perchè ci sia qualcosa di da visitare (e, credetemi, c'è), non perchè qualcosa in particolare colpisca il turista di turno, ma per quanto la quotidianità sia semplicemente over. Camminare per strada non è la stessa cosa. Andare a prendere un caffè in un locale tappezzato di immagini di miti (e non starlette da GF) del cinema, dell'arte, della musica, non è la stessa cosa. Guardare il cielo e vederlo "in cornice". Leggere al parco con i grattacieli sullo sfondo.

Ci avete mai provato? Se ne avete l'intenzione, attenti agli effetti collaterali: possono essere disastrosi. Sconsigliato visitarla se non siete in grado di separare quanto vissuto e la normalità vi attende al ritorno. Avete presente la pubblicità Costa Crociere? Ecco, qualcosa del genere.

Incomprensibile nella sua normale eccezionalità. Non la si spiega, la si vive. Basta.





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